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venerdì 13 settembre 2013

Essere persona umana si­gnifica essere custodi gli uni degli altri!

Continuo a proporvi riflessioni sul tema della pace.
Dall'intervento  di  papa Francesco alla veglia per la pace di sabato 7 settembre 2013

[...] Il creato conserva la sua bel­lezza che ci riempie di stupore, rimane un’opera buona. Ma ci sono anche «la violenza, la divisione, lo scontro, la guerra». Questo avviene quando l’uo­mo, vertice della creazione, lascia di guardare l’orizzonte della bellezza e della bontà, e si chiude nel proprio egoismo. Quando l’uomo pensa solo a sé stesso, ai propri interessi e si pone al centro, quando si lascia affascinare dagli idoli del dominio e del potere, quando si mette al posto di Dio, allora guasta tut­te le relazioni, rovina tutto; e apre la porta alla violenza, all’indifferenza, al conflitto. Esattamente questo è ciò che vuole farci capire il brano della Genesi in cui si narra il peccato dell’essere u­mano: l’uomo entra in conflitto con se stesso, si accorge di essere nudo e si na­sconde perché ha paura ( Gen 3,10), ha paura dello sguardo di Dio; accusa la donna, colei che è carne della sua car­ne (v. 12); rompe l’armonia con il crea­to, arriva ad alzare la mano contro il fratello per ucciderlo.
Possiamo dire che dall’armonia si passa alla «disar­monia »? Possiamo dire questo? No, non esiste la «disarmonia»: o c’è ar­monia o si cade nel caos, dove c’è vio­lenza, contesa, scontro, paura… Proprio in questo caos è quando Dio chiede alla coscienza dell’uomo: «Dov’è Abele tuo fratello?». E Caino risponde: «Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?» ( Gen 4,9). Anche a noi è rivolta questa domanda e anche a noi farà bene chiederci: Sono forse io il cu­stode di mio fratello? Sì, tu sei custode di tuo fratello!

Essere persona umana si­gnifica essere custodi gli uni degli altri! E invece, quando si rompe l’armonia, succede una metamorfosi: il fratello da custodire e da amare diventa l’avver­sario da combattere, da sopprimere. Quanta violenza viene da quel mo­mento, quanti conflitti, quante guerre hanno segnato la nostra storia! Basta vedere la sofferenza di tanti fratelli e so­relle. Non si tratta di qualcosa di con­giunturale, ma questa è la verità: in o­gni violenza e in ogni guerra noi fac­ciamo rinascere Caino. Noi tutti! E an­che oggi continuiamo questa storia di scontro tra fratelli, anche oggi alziamo la mano contro chi è nostro fratello. An­che oggi ci lasciamo guidare dagli ido­li, dall’egoismo, dai nostri interessi; e questo atteggiamento va avanti: ab­biamo perfezionato le nostre armi, la nostra coscienza si è addormentata, ab­biamo reso più sottili le nostre ragioni per giustificarci. Come se fosse una co­sa normale, continuiamo a seminare distruzione, dolore, morte! La violen­za, la guerra portano solo morte, par­lano di morte! La violenza e la guerra hanno il linguaggio della morte! [...] E a questo punto mi domando: è possibile percorrere un’altra stra­da? Possiamo uscire da questa spi­rale di dolore e di morte? Possiamo im­parare di nuovo a camminare e percor­rere le vie della pace? Invocando l’aiuto di Dio, sotto lo sguardo materno della Salus populi romani, Regi­na della pace, voglio rispondere: Sì, è pos­sibile per tutti! Que­sta sera vorrei che da ogni parte della terra noi gridassimo: Sì, è possibile per tutti! Anzi vorrei che ognuno di noi, dal più piccolo al più grande, fino a coloro che sono chiamati a governare le Nazioni, rispondesse: Sì, lo vogliamo! La mia fe­de cristiana mi spinge a guardare alla Croce. Come vorrei che per un mo­mento tutti gli uomini e le donne di buo­na volontà guardassero alla Croce! Lì si può leggere la risposta di Dio: lì, alla vio­lenza non si è risposto con violenza, al­la morte non si è risposto con il lin­guaggio della morte. Nel silenzio della Croce tace il fragore delle armi e parla il linguaggio della riconciliazione, del per­dono, del dialogo, della pace.
Vorrei chie­dere al Signore, questa sera, che noi cri­stiani, i fratelli delle altre Religioni, ogni uomo e donna di buona volontà gri­dasse con forza: la violenza e la guerra non è mai la via della pace! Ognuno si animi a guardare nel profondo della pro­pria coscienza e ascolti quella parola che dice: esci dai tuoi interessi che atrofiz­zano il cuore, supera l’indifferenza ver­so l’altro che rende insensibile il cuore, vinci le tue ragioni di morte e apriti al dialogo, alla riconciliazione: guarda al dolore del tuo fratello. Ma pensa ai bam­bini, soltanto a quelli, e non aggiunge­re altro dolore, ferma la tua mano, rico­struisci l’armonia che si è spezzata; e questo non con lo scontro, ma con l’in­contro! Finisca il rumore delle armi! La guerra segna sempre il fallimento della pace, è sempre una sconfitta per l’uma­nità. Risuonino ancora una volta le pa­role di Paolo VI: «Non più gli uni contro gli altri, non più, mai!... non più la guer­ra, non più la guerra!» ( Discorso alle Na­zioni Unite, 4 ottobre 1965: Aas 57 [1965], 881). «La pace si afferma solo con la pa­ce, quella non disgiunta dai doveri del­la giustizia, ma alimentata dal sacrificio proprio, dalla clemenza, dalla miseri­cordia, dalla carità» ( Messaggio per Gior­nata mondiale della pace 1976 : Aas 67 [1975], 671).
 
Fratelli e sorelle, perdono, dialogo, riconcilia­zione sono le parole della pace: nell’ama­ta Nazione siriana, nel Medio Oriente, in tutto il mondo! Preghiamo per la ri­conciliazione e per la pace, lavoriamo per la riconciliazio­ne e per la pace, e di­ventiamo tutti, in o­gni ambiente, uomi­ni e donne di ricon­ciliazione e di pace.
Così sia.



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