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venerdì 1 agosto 2014

Una Enne come marchio

Convertirsi all’islam, pagare il tributo umiliante o andarsene. Sono queste le opzioni presentate ai cristiani di Mosul dai terroristi dello Stato islamico. Il sito Ankawa.com ha pubblicato le foto delle case dei cristiani, che gli islamisti hanno marchiato con una “N”, che sta per “Nazarat”, cristiani appunto.
"Siamo tutti Noon", che tradotto, vale a dire "siamo tutti cristiani", è lo slogan fatto proprio dalle associazioni irachene che da anni si impegnano per favorire il dialogo in un Paese funestato da dittatura, guerre, occupazione, divisioni settarie, terrorismo, corruzione.
Tutto e' iniziato a Mosul, dove un iracheno di nome Ali ha lanciato la campagna, scrivendo sul muro della sua casa "Siamo tutti cristiani" e invitando via Social tutti gli iracheni a fare lo stesso "per preservare la dignità delle nostre azioni, per tutti i cristiani fuggiti da Mosul e come esempio per i nostri bambini". Nell'arco di un paio di giorni, il social ha fatto la sua parte e a oggi, la campagna su Twitter con ashtag #I_am_Iraqi_I_am_Christian è condivisa da centinaia di iracheni, cristiani e musulmani, sciiti e sunniti, assiri e caldei, soprattutto giovani, anche sulle bacheche dei profili Facebook.
Ghaith Gaffney, ventenne di Baghdad, ha fatto di più: lui, musulmano, ha aggiunto sul suo profilo un selfie con la croce al collo, dicendo: "Ho imparato la lingua assira e ho passato molti momenti felici della mia esistenza con i miei amici cristiani. Ho imparato ad apprezzarli. Oggi siamo tutti cristiani, sono cristiano anch'io". A chi gli chiede se non ha paura per una esposizione così chiara sui social, risponde: "Adesso e' il momento di restare uniti".


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