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venerdì 20 gennaio 2012

Corri da solo e perdi di sicuro

Più volte ho scritto in questo blog che il correre ci fa male. Più volte ho detto che dovremmo imparare a rallentare il ritmo per prenderci il tempo per gioire del bello intorno a noi e per riflettere su ciò che non va e quale possa essere il nostro contributo per migliorare il mondo in cui siamo. Si corre troppo, in preda a non so quale raptus e si finisce per dimenticarsi degli altri, che quasi vengono percepiti come un inciampo, quando non sono utili ai nostri scopi.
Vi lascio quanto ha scritto Gennaro Matino nella rubrica "Buongiorno Vita" su Avvenire dell'11 gennaio 2012. Esprime molto meglio, di quanto io sia capace, il mio pensiero.
"Dicono che la vita sia una corsa, un treno veloce che si acchiappa al volo. Bisogna correre, correre; fermarsi è da falliti. Dicono che la storia sia dei vincenti, i primi posti per i migliori e per acchiapparli devi correre, correre, e ancora correre. Poco importa se nella corsa ti perdi qualcosa, irrilevante abbandonare per strada inutili ingombri: amicizie vere, solidarietà, gli occhi dei figli, le carezze degli innamorati. Corri, che ti interessa della tenerezza da spartire, della compagnia dei giusti, di chiamare qualcuno fratello e sentirsi tale? Corri, non ti fermare, il successo è garantito a chi non si lascia turbare dalla coscienza, da chi non ritiene necessario fare i conti con la meta. Dicono che la vita vada vissuta correndo: la corsa è la sua ragione, la strada va mangiata come un boccone, poco importa se se ne perde il sapore. Non ti fermare, non perdere di vista l’obiettivo, diventa signore della gara e sarai felice. Ma la via, quella vera, quella giusta, è il sentiero di compassione, spartizione di senso, comprensione di luce. Il passo adatto per tracciare il percorso è la rettitudine, la vittoria è per chi pratica la giustizia. Corri da solo e perdi sicuro, il Signore è la meta per chi fratello con i fratelli condivide il tracciato".

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