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venerdì 3 dicembre 2010

Monti e alture nelle Sacre Scritture

Da POPOTUS del 25 novembre 2010

L’arca di Noé si sarebbe fermata sul monte Ararat, nell’attuale Turchia o in Armenia.
Abramo è stato inviato da Dio sullo sconosciuto monte Moria per sacrificare il figlio Isacco (per fortuna poi un angelo lo fermò in tempo...). Mosé ha ricevuto il decalogo sul Sinai. Il profeta Elia ha sentito passare Javhé in un vento leggero mentre stava a pregare sul monte Oreb... Si potrebbe dire, senza paura di sbagliare troppo, che tutta la Bibbia è come una lunga catena montuosa, nella quale i protagonisti scalano le cime per parlare direttamente con Dio.
Persino Gerusalemme e il suo tempio sono costruiti su un’altura, quella di Sion, che infatti viene subito ribattezzata «santo monte» o «monte del Signore».
Nei salmi, addirittura, Dio stesso viene talvolta paragonato a una «rupe» o una «roccia» solida, cui aggrapparsi nei momenti di pericolo. Ma anche nel Vangelo si scalano tante montagne; basta pensare al monte delle Beatitudini, per esempio, che è poi una collina della Galilea presso il lago di Tiberiade: un rilievo di appena 150 metri, sufficiente però per fornire a Gesù un piedestallo da cui annunciare alla folla il messaggio forse più rivoluzionario della Storia. Il Nazareno sale su un «alto monte» anche per la trasfigurazione, ovvero per mostrarsi in tutta la sua abbagliante gloria ai tre discepoli prediletti: Pietro, Giacomo e Giovanni; il Vangelo non specifica di quale montagna si tratta, però la tradizione l’ha identificata nel Tabor, sempre nei pressi di Tiberiade. Altri monti importantissimi nella storia di Cristo sono il monte degli Ulivi dove passò l’ultima notte, ovviamente il Calvario o Golgota – la roccia appena fuori di Gerusalemme dove venivano portati i condannati a morte, e sulla quale anche Gesù fu crocifisso –, il monte della Galilea sul quale il Risorto apparve agli apostoli, infine la cima dell’ascensione al cielo, ancora presso Gerusalemme. È evidente che non si tratta di luoghi casuali: anzi, sembra che il Salvatore scelga proprio un posto elevato tutte le volte che vuole manifestarsi al mondo. La trasfigurazione, la crocifissione, la resurrezione... E allora perché non la nascita? Ecco forse il senso più profondo nella scelta di mettere il presepio su una montagna: è il posto più vicino al cielo e quello dal quale Gesù Bambino può mostrarsi al mondo. Come un faro.

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