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lunedì 31 ottobre 2011

E tu che numero sei?

Nel mondo è nata la 7 miliardesima persona (si dice così? boh!!!). Voi a quale numero appartenete? Io so di essere stata la numero 3.042.264.493. Come faccio a saperlo? La BBC ha pubblicato uno strumento di analisi statistica intitolato 7 billion people and you: What’s your number?
Cliccando sull'immagine potete accedere a questo servizio. Vi basterà inserire la vostra data di nascita, la nazione in cui siete nati e il vostro genere. Saprete così non solo che numero siete tra i nati nel mondo, ma otterrete anche dati riguardo la popolazione mondiale e sulla vostra nazione (tasso di crescita, immigrazione, aspettative di vita secondo il sesso, ecc.).

domenica 30 ottobre 2011

Il caso o Dio?

«Il caso è lo pseudonimo di Dio quando non si firma personalmente» (Jules Renard)

Chi crede sa che Dio parla attraverso la realtà.Nulla di ciò che accade è senza senso.
Dietro i fatti che ci capitano c'è sempre qualcosa che dobbiamo capire, prendere sul serio, e vivere appassionatamente. Se non sentiamo Dio, non è che Lui ha smesso di parlare, ma siamo noi ad aver cambiato frequenza.
Il caso, per chi crede, non esiste. E di destino ce ne è uno solo: l'incontro con Lui.

venerdì 28 ottobre 2011

Prof, ma sono adulti o bambini?

Noi adulti non siamo sempre di buon esempio per i nostri ragazzi. Eppure loro ci guardano, ci osservano, assorbono i nostri comportamenti. Non si può non educare e purtroppo a volte educhiamo male.  Mi indigno (ma il mio indignarsi non ha nulla a che fare con indignazioni viste qua e là), quando vedo la maleducazione, la prepotenza, l'inciviltà.
Vi lascio questa testimonianza tratta da Avvenire del 27 ottobre, con l'avvertenza di evitare comunque le generalizzazioni, che ci fanno vedere il peggio tutto da una parte, e ci fanno invece dimenticare il bene che vi si può trovare, anche da quella parte.
«Allora ragazzi, qui siamo in un luogo sacro, capite vero?
Non parlate, state attenti e siate educati...». Ligia al dovere, la professoressa di lettere Anna Eugenio catechizza i suoi alunni prima di salire sulle tribune di Montecitorio e assistere alla seduta dell’Aula. Ma poi... «Grida, risse, cordoni di sicurezza, e non mi faccia ricordare quelle facce livide dei deputati, arrabbiate, guardi che mica scherzavano! Se avessero potuto picchiarsi seriamente l’avrebbero fatto... I ragazzi mi guardavano, ma io stessa non sapevo cosa dire», confessa la 'prof' qualche ora dopo, quando la rabbia ha ormai lasciato il posto a un’amara ironia. Sono le 18.30, la classi di terza media dell’Istituto comprensivo statale di Scanzano Jonico, Matera, sono quasi tornate a casa dopo la gita nella Capitale.
Al telefono l’insegnante ha come un pudore, non vorrebbe offendere troppo quelle istituzioni che, senza troppi scrupoli, hanno scandalizzato 58 alunni. «Pensi, avevamo fatto un lungo percorso di preparazione... Ho la cartellina qui, aspetti, la apro... allora, in ordine: cos’è la democrazia, il ruolo del Parlamento, l’iter delle leggi, il rispetto della legalità». Tutto in fumo, prof? «No no, per amor del cielo. Con i ragazzi ne abbiamo già parlato, io e le altre tre insegnanti abbiamo spiegato che queste cose possono capitare, sono uomini anche loro, ciò non toglie nulla al valore delle istituzioni». Si prof, ma dei tredicenni mica si bevono tutto... «Che devo dirle? Una ragazza sa cosa mi ha chiesto? Prof, anche noi quando litighiamo mettiamo in mezzo le mamme, le sorelle. Voi ci mettete le note sul registro, ma pure loro litigano per le mogli, non ha sentito?».
Non tutti i giovanotti hanno trovato lo spirito giusto per una battuta, e la difficile spiegazione del litigio a distanza Bossi-Fini non li convince. Nei commenti, racconta l’insegnante, vincono i delusi: «Che schifo, questi non rappresentano proprio nessuno, a me sembrano più bambini che adulti, e se diventare grandi è questo, allora meglio non crescere». C’è stato però un gesto riparatore. «Si, la presidente di turno Bindi li ha richiamati all’ordine, ha fatto notare la nostra presenza, ha chiesto di farci un applauso per riparare. Gli stessi che si stavano azzuffando si sono alzati in piedi e si sono girati verso di noi. È una contraddizione, gli alunni se ne sono accorti, ma noi abbiamo detto loro: 'Forse hanno capito l’errore, meglio così'. E poi, fuori, la presidente si è avvicinata e ha chiesto scusa a una ragazza per tutti». Bilancio finale? «Delusione, certo, ma anche la voglia di vedere il positivo. I ragazzi hanno visto il peggio, ma nella loro vita, se vogliono, hanno la possibilità di costruire qualcosa di migliore. Anch’io in pullman ero un po’ giù, ma uno di loro mi ha tirato su: 'Prof, quelli non capiscono niente, la democrazia la facciamo noi, non vi preoccupate'».

giovedì 27 ottobre 2011

Ad Assisi, insieme per la pace

Dopo 25 anni, dalla prima Giornata di preghiera voluta da Giovanni Paolo II, Benedetto XVI ha convocato ad Assisi rappresentanti delle varie religioni per una giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo. Sono stati invitati anche tutti coloro che, pur non riconoscendosi in un cammino religioso, sono sinceramente impegnati nella ricerca della verità, nella promozione del vero bene dell'umanità e nella costruzione della pace. "Pellegrini della verità, pellegrini della pace" è il titolo dato a questa Giornata. Dice il papa che "Chi è in cammino verso Dio non può non trasmettere pace, chi costruisce pace non può non avvicinarsi a Dio".
Nella città di Francesco, umile e povero, apostolo della fratellanza universale, i cercatori della verità e della giustizia, uomini e donne di buona volontà, si ritroveranno insieme come pellegrini per testimoniare che la pace è una fatica comune, che richiede capacità di dialogo, rispetto per l'altro, chiarezza delle proprie ragioni e umiltà. I cristiani non devono mai cedere alla tentazione di diventare lupi tra i lupi; non è con la forza - sottolinea Benedetto XVI - che il regno di pace di Cristo si estende, ma con il dono di sé, con l'amore portato all'estremo, anche verso i nemici.

mercoledì 26 ottobre 2011

Cristiani e indù insieme per la libertà religiosa

In occasione della festa indù di Deepavali, che viene celebrata oggi, vi riporto un articolo di AVVENIRE, pubblicato il 21 ottobre 2011.
«La libertà religiosa è annoverata tra i diritti umani fondamentali, che si radicano nella dignità della persona umana. Quando essa viene messa a repentaglio o negata, tutti gli altri diritti umani sono in pericolo». Lo sottolinea il messaggio del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso in vista della festa indù di Deepavali, che quest’anno verrà celebrata il 26 ottobre. Quando è rispettata e promossa – aggiunge il testo firmato dal presidente del dicastero vaticano, il cardinale Jean-Louis Tauran e dal segretario, l’arcivescovo Pier Luigi Celata – «la libertà religiosa consente ai credenti di collaborare con maggior entusiasmo, con i propri concittadini, nella costruzione di un ordine sociale giusto ed umano». Di qui anche l’invito a collaborare insieme, cristiani e indù, per «dare un contributo specifico al bene comune». I campi non mancano: «solo per citarne alcuni», recita ancora il documento, riguardano «la difesa della vita e della dignità della famiglia, la solida educazione della gioventù, l’onestà nel comportamento di ogni giorno, la preservazione delle risorse naturali». Tuttavia sono ancora molte le realtà in cui professare il proprio credo è ostacolato o proibito. Sebbene infatti «l’esercizio di questo diritto» comprenda la facoltà «di ogni persona di professare, praticare e diffondere la propria religione o fede, sia in pubblico che in privato, individualmente o comunitariamente, esso implica anche un serio obbligo, da parte delle autorità civili, degli individui e dei gruppi, di rispettare la libertà degli altri. Esso – prosegue il messaggio – comprende, inoltre, la libertà di cambiare la propria religione». Cerchiamo quindi – aggiungono Tauran e Celata – «di unire i nostri sforzi per promuovere la libertà religiosa come una nostra comune responsabilità, chiedendo ai capi delle nazioni di non trascurare mai la dimensione religiosa della persona umana».

lunedì 24 ottobre 2011

Clip Art Gallery

Se avete bisogno di abbellire le vostre presentazioni o i vostri lavori con word od altri programmi, vi suggerisco di visitare il sito Discovery Education. All'interno vi trovate la sezione Clip Art Gallery che offre una enorme quantità di immagini di libero utilizzo per la didattica e il tempo libero.
Le immagini sono divise in varie categorie tra cui Arte, Lettere e Numeri, Musica, Scienze, Stagioni, Storia, Eventi speciali, Sport, Studenti, Insegnanti,Tecnologia. Per prelevare le Clip Art bisogna cliccare sopra la miniatura per ingrandirle e poi salvare con il tasto destro del mouse.
Se volete dare un'occhiata cliccate sull'immagine.

sabato 22 ottobre 2011

Abituarmi ad una vita senza te

Si può vivere senza Dio?
Sicuramente sì, ma a quale prezzo?
Non ho intenzione di entrare in polemica con nessuno, nè tanto meno di giudicare chi il problema Dio lo ha risolto, arrivando alla conclusione che non esiste nulla oltre questa realtà.
Mi ha colpito la canzone di Vasco Rossi "Manifesto Futurista Della Nuova Umanità". Il tono è ironico, ma vale la pena riflettere su alcune parole.
L'umanità nuova di cui parla la canzone si è liberata di Dio, riconosce la vita come una combinazione di fattori casuali, non ha bisogno di cercare certezze assolute nelle religioni, vive la sua esistenza giorno per giorno, facendo un patto con le proprie emozioni.
Eppure Dio, per come l'ho conosciuto io, non toglie nulla alla vita, nè chiede di essere dei poveri illusi. "Avete capito - dice Benedetto XVI - che Dio non vi toglie nulla, ma vi dà il “centuplo” e rende eterna la vostra vita, perché Dio è Amore infinito: l’unico che sazia il nostro cuore" (da un discorso del 4 luglio 2010).
Vi lascio il testo e la canzone. Se ne riparlerà a scuola.



La cosa più semplice
Ancora più facile
Sarebbe quella di non essere mai nato
Invece la vita
Arriva impetuosa
Ed è un miracolo che ogni giorno si rinnova
Ti prego perdonami ti prego perdonami
Ti prego perdonami se non ho più la fede in te
Ti faccio presente che
È stato difficile
Abituarsi ad una vita sola e senza di te

Mi sveglio spesso sai
Pieno di pensieri
Non sono più sereno
Più sereno Com’ero ieri
La vita semplice
Che mi garantivi
Adesso è mia però
È lastricata…Di problemi

Ho l’impressione che
La cosa più semplice
Sarebbe quella di non essere mai nato
In fondo la vita
È solo una scusa
È lei da sola che ogni giorno si rinnova
Ti prego perdonami ti prego perdonami
Ti prego perdonami se non ho più la fede in te
Ti faccio presente che
Ho quasi finito
Ho quasi finito anche la pazienza che ho con me

Sarà difficile
Non fare degli errori
Senza l’aiuto di
Di potenze Superiori
Ho fatto un patto sai
Con le mie emozioni
Le lascio vivere
E loro non mi fanno fuori

giovedì 20 ottobre 2011

Amare le catene

Leggendo il Mattutino di Gianfranco Ravasi pubblicato su Avvenire del 16 ottobre 2011:
"Tutto il mondo aspira alla libertà, e tuttavia ciascuna creatura è innamorata delle proprie catene. Tale è il primo paradosso e il velo inestricabile della nostra natura". Così scriveva il filosofo mistico indiano Sri Aurobindo (1872-1950).
Attorno alla parola «libertà», che è sulle labbra di tutti, in particolare di quelli che cercano di ferirla e piegarla, si consumano molti equivoci e contraddizioni.
La libertà autentica è impegnativa perché è sinonimo di rigore, di carità, di creazione. L’uomo preferisce seguire l’onda, non trovarsi solo con sé stesso e con le scelte da compiere, desidera essere quietamente condotto per mano dal suo istinto o dalla guida di un altro così da accomodarsi senza pensieri e domande. È questo «il velo inestricabile della nostra natura» nel quale ci avvolgiamo e ci sentiamo protetti dal rischio che la libertà comporta.
«Vincere l’intima servitù è più importante che vincere il mondo intero», si diceva nel Medio Evo.

Che ne dite?  è proprio vero che molte volte preferiamo seguire le strade più comode dell'istinto, piuttosto che riflettere e ragionare. Così facendo ci illudiamo di essere liberi, ma in realtà ci attorcigliamo ben bene nelle nostre catene. Ognuno ha le sue, ma in genere possiamo dare loro il nome di superficialità, ignoranza, egoismo, indifferenza, superbia, ecc...
La libertà autentica è impegnativa, meditiamo gente, meditiamo!!!

martedì 18 ottobre 2011

I giovani e la fede

Qual è ragazzi il vostro rapporto con la fede?
"Io, prof, non so a cosa serva la religione".
"Sa, prof, a volte mi vengono tanti dubbi sulla religione".
"Io credo, prof. Senza la religione mi mancherebbe qualcosa".
Ecco i dubbi e le certezze dei "miei" alunni.
Alla loro età la questione religione incomincia a farsi problematica. Dubbi ancora nascosti, non formalizzati, ma che incominciano a farsi strada. L'adolescenza, l'età in cui tutto viene messo in discussione, come potrebbe ignorare questo aspetto della vita?
Nel libro di Luciano Zanini, Adolescenti e la religione e la vita, EDB, trovo scritto:
"Credere in Dio aiuta a dare un senso alla vita, ad avere un punto di riferimento. Penso che credere in qualcuno che è più grande di te, come gli uomini fin dall'antichità hanno fatto, sia utile per stare meglio, per vivere con meno preoccupazioni e più serenità; aiuta a superare i problemi che si presentano davanti anoi. E' un riferimento per spiegare certi avvenimenti, ad esempio sapere cosa c'è dopo la morte".
Elisa in una sua canzone dice:
Tutto questo tempo a chiedermi
Cos'è che non mi lascia in pace
Tutti questi anni a chiedermi
Se vado veramente bene
Così
Come sono
Così
 
concludendo così
E miracolosamente non
Ho smesso di sognare
E miracolosamente
Non riesco a non sperare
E se c'è un segreto
E' fare tutto come
Se vedessi solo il sole


Ragazzi, cosa potrebbbe essere questo sole?
A voi il video e la canzone di Elisa "Qualcosa che non c'è".

domenica 16 ottobre 2011

L'amicizia nei film

Ho proposto ai ragazzi di seconda di leggere la trama di alcuni film che parlano di amicizia, per poi andare a ricercare la concezione cristiana di amore e amicizia. Ecco alcune scene dei film su cui i ragazzi hanno lavorato e su cui hanno individuato alcune idee chiave. Spero a breve di proporre la sintesi del loro lavoro che dovrebbe essere realizzata con tagxedo.
Ecco alcune scene tratte dai film oggetto della loro ricerca.


Il bambino con il pigiama a righe


Un ponte per Terabithia


Red e Toby nemiciamici


L'ottavo giorno


La gabbianella e il gatto



Stand by me

giovedì 13 ottobre 2011

Sull'adolescenza

Ho proposto alle classi terze un lavoro sull'adolescenza. L'intenzione è quella di riflettere su questo particolare momento della vita, di affrontare alcune tematiche, come l'amicizia o la sessualità alla luce della proposta cristiana.
Dal braistorming iniziale, è emerso come ogni classe veda questo momento della vita in modo diverso. Chi sottolinea le delusioni, la crisi, gli amori, le varie problematiche, chi, invece, considera l'adolescenza come l'età del divertimento, della spensieratezza, del gioco.
Ho pensato di provocare  i miei alunni proponendo la scena delle porte dal film Labyrinth, che penso esprima efficacemente la difficoltà nello scegliere, i cambiamenti continui, i dubbi e le false certezze che attraversano questa fase della vita.
A voi la scena.

martedì 11 ottobre 2011

Dal "testamento"di Steve Jobs

Non sto qui a dirvi chi era Steve Jobs. Ne hanno parlato in tanti in questi giorni. Vorrei invece proporvi alcune frasi tratte da quello che può essere definito il suo "testamento spirituale". Mi sono ritornate in mente quando, qualche giorno fa, un alunno mi diceva che la scuola non gli piaceva e che non aveva voglia di fare niente. Ho provato tristezza nel vedere quel ragazzo completamente arreso. Anche un po' di rabbia, a dir la verità, perchè non si può, a dodici anni, non avere sogni e progetti per il futuro.
«Ra­gazzi, siate affamati. Siate folli», disse Steve Jobs ai neolaureati dell’Università di Stanford, il 12 giu­gno 2005, aggiungendo «Ab­biate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qual­che modo loro sanno che cosa vole­te realmente diventare».
E parlando di sé, già malato, disse: «Ricordarmi che morirò presto è il più importan­te strumento che io abbia mai in­contrato per fare le grandi scelte del­la mia vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative, tutto l’orgoglio, tutti gli imbarazzi e i timori di fallire – semplicemente scompaiono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che è realmente impor­tante. Ricordarsi di dover morire è il modo migliore che io conosca per e­vitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perde­re. Siete già nudi. Non c’è quindi ra­gione per non seguire il vostro cuo­re ».
Eccovi il filmato di quel giorno. Vale proprio la pena riflettere su quelle parole.

domenica 9 ottobre 2011

Tre donne premio Nobel per la Pace

Il contributo delle donne allo sviluppo della pace sta diventando sempre più evidente e fecondo. Il premio alla presidente della Liberia Ellen Johnson Sirleaf, alla connazionale Leymanh Gbowee e all’attivista yemenita Tawakkul Karman è un segnale forte del riconoscimento dell’impegno costante e coerente di tante donne che sono particolarmente coinvolte nel processo della costruzione della pace e riconciliazione nei loro Paesi.
Le tre donne sono state premiate per «la loro battaglia non violenta per la sicurezza delle donne e per i diritti delle donne alla piena partecipazione all’impegno per la costruzione della pace». Ellen Johnson Sirleaf è la prima presidente donna di un Paese africano, Leymanh Gbowee è una costruttrice di pace che ha mobilitato donne cristiane e musulmane per superare le divisioni e gli odi tra i gruppi etnici del proprio Paese contribuendo così alla conclusione della lunga e sanguinosa guerra della Liberia e assicurando la partecipazione delle donne alle elezioni. Tawakkul Karman è una giornalista impegnata per i diritti delle donne, la democrazia e la pace del suo Paese. La commissione norvegese si augura che il premio Nobel «aiuti a porre fine all’oppressione delle donne, che ancora esiste in molti Paesi, e a realizzare “il grande potenziale” che le donne possono rappresentare per la pace e la democrazia.
Nell’anno in cui un altro premio Nobel per la Pace, una donna africana, Wangari Maathai è venuta a mancare, il riconoscimento al “genio femminile”, che opera con il suo contributo originale per una cultura della vita nella sua totalità, suona come un richiamo al mondo a valorizzare le forze migliori per il bene dell’umanità. Se è vero che molti uomini e donne operano ogni giorno per la riconciliazione e la pace, bisogna dire che le donne sanno trovare anche forme creative e insolite per riuscire nel loro obiettivo. Se «la pace è una caratteristica dell’agire divino, che si manifesta sia nella creazione di un universo ordinato e armonioso come anche nella redenzione dell’umanità bisognosa di essere recuperata dal disordine del peccato» (Messaggio per la Giornata mondiale della pace - 1 gennaio 2007), possiamo rilevare che le donne sanno agire con una visione alta della persona, in modo particolare dove e quando possono accedere all’educazione e alla formazione, ponendo così solide fondamenta all’instancabile lavoro che richiede coniugare la vita personale e familiare con il servizio per il bene della persona umana nella società.
Il commento del vescovo di Gbarnga, nel nordest della Liberia, monsignor Anthony Fallah Borwah, è di estrema gioia: «La presidente Sirleaf ha garantito la stabilità e il mantenimento della pace ed è stata promotrice di un forum d’espressione e di libertà mai visto in precedenza. Oggi in Liberia si può parlare senza temere di scomparire o di venire arrestato. C’è una totale libertà d’espressione»; e parlando di Leymah Gbowee: «È una donna eccezionale, come una sorella per me e per molti liberiani, nota da tutti per il suo impegno a favore della pace». Le parole del presule rendono omaggio e onorano le tante donne che nella quotidianità si spendono generosamente e spesso gratuitamente per costruire una società che ponga al centro la persona con i suoi inalienabili diritti umani.
Maria Giovanna Ruggieri, Presidente Generale UMOFC

sabato 8 ottobre 2011

Storicamente modificato

Prendo in prestito il titolo del post dall'articolo di Potus del 6 ottobre.
Leggete qui:
"Si scrive C.E. e sta per «Common Era», «era comune». È un modo per contare gli anni dalla nascita di Gesù… senza nominare Gesù. Sì, avete capito bene. Una soluzione un po’ strana, che diventa addirittura stranissima se ad adottarla è la Bbc, il famoso «servizio pubblico» della radiotelevisione britannica. Finora nei programmi della Bbc tutti si riferivano agli anni del calendario con le sigle A.D. («Anno Domini»: viene dal latino e vuol dire «anno del Signore») oppure A.C. («After Christ», che equivale al nostro «dopo Cristo»).
D’ora in poi, secondo le disposizioni dell’emittente, presentatori e opinionisti sono invitati ad adoperare una definizione più neutra: C.E., appunto. Poco importa se, per qualcuno, la stessa sigla potrebbe essere interpretata come «Christian Era» (era cristiana). Il punto è che la Bbc preferisce evitare qualsiasi riferimento al cristianesimo. Perché?
Perché in Gran Bretagna vivono molte persone che hanno una diversa fede religiosa e che, secondo i dirigenti della celebre tv, potrebbero sentirsi offese dall’allusione a Gesù. Strano, dicevamo. Anzi, stranissimo.Tra l’altro, i precedenti tentativi di revisione del calendario (compiuti per esempio all’epoca della rivoluzione francese, nel 1789, o di quella russa, nel 1917) si sono risolti in fallimenti clamorosi.
Eliminato per qualche tempo, il riferimento alla nascita di Gesù è stato poi reintrodotto. Perché appartiene alla Storia, prima ancora che alla fede.
E la Storia non si cambia sostituendo una sigla con un’altra..".
Che dire?
Mi viene da concludere con un pensiero di don Tonino Lasconi, dal suo libro Fortissimo Gesù.
"Gesù è scomodo per tutti.
Per chi già lo conosce, perché il suo messaggio è esigente. Perché coloro che lo conoscono vengono additati: "E poi dite di essere cristiani!".
Per chi non lo conosce, perché essi avvertono di andare cercando quello che lui ha detto.
Gesù è scomodo per i grandi, perché si accorgono di essere arri­vati a 40, 50, 80 anni e di non aver capito ancora quasi niente di lui.
È scomodo per i bambini, perché appena capiscono, si sentono dire: "Lui vuole così. Lui non vuole così".
È scomodo per i ragazzi e le ragazze, che, nel momento della crescita, vorrebbero liberarsi di lui come di tutti gli altri personaggi delle favole e della fantasia: Babbo Natale, la Befana, Pinocchio, Cappuccetto Rosso, Biancaneve, Mandrake, Superman. E invece lui rispunta fuori sempre, dappertutto".
Eh sì! Lui rispunta sempre, anche nel vuoto lasciato dalla sua assenza. Ho detto vuoto, ragazzi, e non a caso. Perchè se eliminiamo Gesù dalla Storia, a essere coerenti fino in fondo, dovremmo sbarazzarci di valori quali l'uguaglianza, la solidarietà, il riconoscimento della dignità umana.... Continuate voi con l'elenco?

venerdì 7 ottobre 2011

Le prove d'ingresso

Non sono per principio contraria alle prove di ingresso, ma non le amo molto. A volte mi sembrano una sorta di accanimento contro gli alunni. Basta vedere i registri di classe della prime settimane e sembra di essere a fine quadrimestre: ogni giorno una o due prove. Penso comunque che il docente debba pur rendersi conto della classe che ha davanti, per poter progettare al meglio il suo lavoro. E' importante verificare le conoscenze pregresse, sondare le eventuali lacune, cogliere i punti di forza e di debolezza degli alunni. Fossi in voi, ragazzi, affronterei queste prova con la dovuta serietà, ma anche con altrettanta leggerezza (una prova d'ingresso non pregiudica nulla!).
Io, in genere, mi affido molto all'osservazione. Mi interessa vedere quanto i mei alunni sono capaci di ascoltare, cosa riescono a cogliere da quanto detto o letto, la loro capacità di farsi domande, di interpretare e rielaborare. Comunque qualche prova classica, quella cioè a crocette, per intenderci,la faccio anch'io.
Ve ne propongo una da svolgere online.
Cliccate sull'immagine.

mercoledì 5 ottobre 2011

Imparare ad ascoltare

Da Prof 2.0 , il blog del professore e scrittore Alessandro d' Avenia, una provocazione su cui riflettere:
"Troppo spesso diamo per scontato che gli studenti ci ascoltino. Uno dei cinque sensi, quello più legato alla comprensione del mondo, è invece in crisi. E quando un senso si usa male, si perde anche il senso delle cose. Mi piace il fatto che in italiano usiamo la stessa parola per indicare i 5 sensi e il senso della vita, della realtà, delle cose… Solo chi usa bene i sensi trova un senso, perché la realtà parla forte e chiaro. Ma se i sensi sono chiusi prenderemo il senso a prestito da ciò che magari sensato non è: l’idea dominante, il così fan tutti, il così mi dicono di fare (conformismi e totalitarismi nascono da qui)".
Guardate il video.

lunedì 3 ottobre 2011

Rallenta il ritmo

Ho letto su Avvenire che SpongeBob, un cartone animato molto diffuso negli Usa (e apprezzato anche in Italia), che ha per protagonista una sorta di spugna, è sotto accusa. Da un esperimento condotto in Virginia su 60 bambini di 4 anni, divisi a sorte in tre gruppi, è emerso che chi aveva guardato questo cartone animato per 9 minuti, di fronte ad alcune attività, come contare all'indietro, raggiungeva punteggi più bassi di chi aveva impiegato quei minuti in altro, come disegnare o vedere un altro genere di cartoni. Secondo i ricercatori, ciò dipende dalla velocità con cui nel cartone animato si svolgono le azioni e si alternano le scene.
Sembrerebbe quindi che pochi minuti di un cartone animato "ad alta frequenza" (e sono moltissimi i cartoni veloci come SpongeBob) fanno peggiorare, almeno nell’immediato, le capacità cognitive ed esecutive dei bambini di 4 anni, che subiscono un rallentamento non solo nell’eseguire i compiti, ma anche nell’adottare le decisioni, e hanno difficoltà nel mantenere concentrata l’attenzione.
E' stato condotto anche un altro test per misurare l’autocontrollo e l’impulsività, ripetendo un test psicologico divenuto celebre in passato: lasciando la stanza, lo sperimentatore dava ai bambini dei dolcetti e diceva loro di aspettare quanto più potevano prima di mangiarli. Il gruppo SpongeBob resisteva circa due minuti, gli altri due gruppi circa quattro.
Povero SpongeBob! Gli tocca subire quest'accusa. Ma grazie a SpongeBob si conferma anche la "teoria" di cui parlavo qualche giorno fa con una classe particolarmente "accellerata". Non possiamo sempre vivere come su un treno in corsa. Abbiamo bisogno di rallentare, perchè la vita merita più rispetto. Riprendiamoci il tempo di osservare, di godere delle bellezze del mondo, riflettere e meditare. Rallentiamo il ritmo! Ce lo dice anche SpongeBob.
Meditate gente, meditate.

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