Pagine

giovedì 29 marzo 2012

martedì 27 marzo 2012

La riforma protestante, la riforma cattolica e altro ancora

Un modo divertente per imparare: ecco le fantastiche pagine animate di Umberto Forlini (tratte da Ufotto Leprotto) su Lutero, Calvino e la Riforma cattolica.
Cliccate sulle immagini.





Vi invito anche a rivedere alcuni post del passato. Cliccate qui e qui.





lunedì 26 marzo 2012

PicMonkey

Avete bisogno di un servizio online gratuito per modificare le vostre foto?
Nel sito di Maestro Alberto viene segnalato un editor che costituirà una valida alternativa a Picnic, che è in procinto di chiudere.
Si tratta di PicMonkey, editor per la modifica delle immagini che non necessita di registrazione.
Una volta caricata una foto si dispone di una completa serie di tool per l’editing di base (ritaglio, rotazione, esposizione, saturazione, ridimensionamento), ma anche di una ricca serie di effetti speciali da applicare alle immagini, di strumenti specifici per il fotoritocco del viso (makeup), dellla possibilità di inserire scritte sfruttando una vasta gamma di font, di forme e clipart da inserire, di cornici.
Allora, ragazzi, buon divertimento!!!

domenica 25 marzo 2012

Noi e i buddisti

padre Angelo Campagnoli
Le religioni non sono tutte uguali. E' importante conoscerle, per poter apprezzare il cammino di ognuna di esse, ma anche per riconoscerne le differenze. Non può esserci infatti vero dialogo tra i credenti delle diverse religioni se non nel rispetto reciproco, che rende possibile un confronto aperto e sereno su ciò che le rende differenti. E' quanto testimonia padre Angelo Campagnoli intervistato dal confratello Piero Gheddo, mentre parla della sua esperienza di amicizia con i monaci buddisti.
“In Italia – mi dice - molti pensano che più o meno tutte le religioni sono eguali, invece tra cristianesimo e buddismo ci sono profonde differenze. Ad esempio, noi ci scandalizziamo giustamente per la divisione delle Chiese cristiane, ma il buddismo è molto meno unito. Nel solo Giappone ci sono 18 scuole diverse di buddismo, ciascuna delle quali dice che le altre sono sbagliate e nessuno si meraviglia.
“Fra cristianesimo e buddismo vi sono molte cose che sembrano simili mentre sono profondamente diverse. Ad esempio, nel buddismo la distinzione tra bene e male è meccanica, fatalista, il karma; nel cristianesimo la vita dell’uomo è un rapporto con Dio. Quindi anche se i nostri comandamenti dal quinto in avanti li hanno anche i buddisti, però ti accorgi che è diverso. Il cristiano sa che il comandamento viene da Dio, padre misericordioso che mi ha creato e mi vuol bene e quella legge corrisponde al mio bene; il buddista non deve fare il male per paura, perché altrimenti paga la sua disobbedienza attraverso la legge del karma che verrà applicata nella prossima rinascita. Ecco la differenza. Il cristianesimo è un rapporto con Dio, è rispondere ad un amore che ci ha amato per primo; mentre nel buddhismo non c’è nessuno rapporto del genere: c’è una regola che è il karma, legge che non ha perdono”.
A Phrae padre Angelo è stato invitato dai monaci buddisti a fare loro corsi di cristianesimo. L’abate gli diceva: “Ci sono sempre più turisti stranieri che vengono a visitare il nostro monastero e ci chiedono di spiegare loro il buddismo. Invito te, che sei un prete cattolico bene inculturato in Thailandia, a spiegarci il cristianesimo, in modo che possiamo parlare a questi turisti in modo appropriato. Campagnoli faceva dei corsi di cristianesimo a questi monaci, diventando loro amico. E poi aggiunge: “Nello spiegare il cristianesimo, dicevano che io faccio un salto. Il mio non è un ragionamento logico, perché dico cose che non spiego. Io ribattevo che questa è la fede in Dio, che vuol dire fidarsi di Dio che mi ama. E loro dicevano: ma noi facciamo solo quello che capiamo”.
Il dialogo con i buddisti, questa l’esperienza di padre Angelo, è progressivo, non è un confronto tra le fedi religiose e le verità da credere, ma una graduale e vicendevole comprensione e il racconto delle proprie esperienze. A loro interessa la vita non la teologia. Dice: “Un atteggiamento battagliero che esprime in modo deciso e aggressivo le proprie idee è il modo più sicuro per allontanare il tuo interlocutore. Se gli chiudi la bocca con le tue ragioni vincenti, non lo vedi più, starà alla larga: ci tiene troppo alla sua serenità interiore. Mai tentare di dimostrare che la tua religione è migliore della sua: puoi dire tutto il bene che vuoi della tua, ma non fare mai il confronto”. E racconta questo aneddoto di un catechista cattolico. Un amico buddista insisteva perché gli dicesse quale era la religione migliore: il cristianesimo o il buddismo? Il catechista intelligentemente gli risponde: “E tu dimmi: è migliore la mia moglie o la tua?”. E la conversazione fini lì. Guai se gli avesse detto che è il cristianesimo, avrebbe forse rotto il rapporto di amicizia.
“Io ho scoperto queste cose frequentando i buddisti, dice padre Angelo. Il dialogo inter-religioso è un’esperienza difficile e delicata, siamo ancora ai primi passi in questo cammino”. E conclude raccontando un’immagine che usava il grande guru Buddhadasa: “La vetta a cui vogliamo e dobbiamo arrivare è unica, le vie di ascesa sono diverse e ciascuno pensa che sta salendo per quella giusta”. Ma, dico io, conclude Angelo, se Chi sta sulla vetta mi grida giù: “Guarda che questa è la via maestra, la direttissima, la garantita”, io non posso che voltarmi verso l’amico che sta salendo per un’altra via e trasmettergli quel grido dall’Alto. E se lui continua imperterrito la sua faticosa salita, non mi resta che alzare il capo e gridare verso Colui che sta sulla vetta: “Signore, dai una voce più chiara anche da quella parte!”. E con la mia voce magari un po’ strozzata, affidare al vento dello Spirito un “Arrivederci sulla vetta, amico buddista”. E questo non è relativismo, ma la speranza di incontrarci tutti al termine del nostro cammino poiché noi sappiamo che la salvezza di Cristo arriva a tutti, anche a quelli che non lo sanno”.
FONTE: La Bussola Quotidiana

giovedì 22 marzo 2012

Scheda su Gesù

Vi propongo un semplice esercizio per verificare le prime informazioni che avete raccolto su Gesù.
Se qualcosa non vi porta, vi invito a rileggere le pagine del libro. Date anche un'occhiata al sito di due colleghi di religione (IdR per passione). Cliccate qui.
Per svolgere l'esercizio cliccate sull'immagine.

martedì 20 marzo 2012

Hawk Nelson, un gruppo di musica cristiana

Rispecchiarsi negli occhi di un altro e riconoscervi la stessa umanità.
La nostra vita non può che restarne cambiata. Come è possibile rimanere indifferenti di fronte alla sofferenza degli altri? Come si può far finta di niente?
"Scosso" è il titolo di questa canzone degli Hawk Nelson, una Christian rock band del Canada. Le parole del  brano sono un invito a lasciarsi trasformare dall'incontro con il volto dell'altro: "Signore usami, portami dove vuoi. Non posso farne a meno, il mio cuore è stato sostituito da un volto".
Vi lascio il video della canzone e il testo.


I've stood alone a million times
That's not the same as being alone
I've felt ignored, and left behind before
But that's not the same as being disowned
Open my eyes, and help me see that there's a world outside of me
I'm no different, I want to make a difference tonight
The words don't always come out right
And I don't normally cry
But you didn't see the look in her eyes
I've been shaken
From my head, on down to my toes
Lord use me, take me where you want me to go
I can't help it, my heart has been replaced with a face
I'm ready, these hands are dedicated to change
I've hurt before, but held inside
I've seen their tears, 'cause pain is something they can't hide
What makes us different?
We have a chance to listen tonight

domenica 18 marzo 2012

Mamma per "vocazione"

Alla vigilia dell'8 marzo è morta a 89 anni Norina Galavotti, dal 1944 “mamma per vocazione” di 74 figli a Nomadelfia, la comunità religiosa fondata da don Zeno Saltini (che oggi si trova in provincia di Grosseto) dove i residenti vivono come un’unica famiglia.
Dal 1944 con don Zeno. Norina era nata a S. Giustina Vigona, frazione di Mirandola in provincia di Modena, il 5 febbraio 1923, seconda di tredici figli. A 21 anni, nell’estate del 1944, seguendo l’esempio di altre giovani, aveva lasciato la famiglia per entrare nell’Opera Piccoli Apostoli fondata da don Zeno Saltini, per diventare “mamma per vocazione”. Poi aveva seguito don Zeno nell’ex campo di concentramento di Fossoli di Carpi (Modena), occupato e trasformato nella comunità di Nomadelfia, dove si formavano le prime famiglie di sposi disposti ad accogliere come figli i bambini e ragazzi abbandonati, accanto alle famiglie di “mamme per vocazione”. Col passare degli anni Norina veniva inviata in diverse località ad avviare e animare nuovi gruppi della comunità di Nomadelfia: dal 1963 al 1978 aveva abitato a Vezzano, una frazione di La Verna (Arezzo), poi era tornata a Nomadelfia, dove il 15 gennaio 1981 morì don Zeno.
Gioie e lacrime. In una testimonianza recente aveva detto: “Ho 88 anni, vi assicuro che è stata una vita meravigliosa. Dico sempre: ‘Signore, ti ringrazio, perché ho provato delle gioie che le nostre mamme che ci hanno messo al mondo non hanno mai provato. Ho versato tante lacrime: se la mia stanza avesse le sponde, ci vorrebbe la barca per entrare. Se tornassi indietro, non farei nulla di diverso da ciò che ho fatto’”. E con questa consapevolezza si è spenta nelle prime ore di mercoledì mattina nella sua comunità, che la ricorda con grande amore, dopo un periodo di malattia vissuta in totale abbandono alla volontà del Signore.
Consacrata ai bimbi senza famiglia. “Tutti noi ricordiamo ‘la Norina’ con grande affetto”, afferma al Sir Andrea Galli, carpigiano, cresciuto a Nomadelfia con la moglie e i tre figli fino alla fine degli anni novanta e poi trasferitosi a Carpi. “Nel 1992-1994 – racconta – facevamo parte del suo gruppo e si prendeva cura dei nostri tre figli insieme agli altri, perché a Nomadelfia essere madri di vocazione significa rispettare la verginità sviluppando il senso di maternità, rinunciare a una famiglia di sangue per consacrare la propria vita a bimbi senza famiglia”. “Norina era una persona mite – continua Galli –, non l’ho mai vista arrabbiata, ed era una donna che, nonostante l’età avanzata, faceva veramente tutto quello di cui c’era bisogno: la ricordo ancora girare con il suo ‘carriolino’ per trasportare i panni lavati in casa. Aveva quella caratteristica che hanno tutte le ‘mamme per vocazione’ di Nomadelfia, cioè una forza interiore incredibile e inaspettata, che non le permetteva di fermarsi e di abbattersi, ma la spingeva ad andare sempre incontro agli altri in uno spirito di servizio, una forza che non veniva solo da lei. Gli ospiti che venivano in visita a Nomadelfia si chiedevano come avesse fatto a crescere 74 figli”.
FONTE: www.agensir.it

sabato 17 marzo 2012

Dio mi aspetta sull'uscio di ogni evento

Un Dio buono può costringere la storia al dolore? Può permettere che il frutto del suo seno si perda nella sofferenza?
«Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato», ancora il servo pronuncia attesa di risposta. Nel cuore dell’uomo alberga la domanda di senso ma è proprio in quella sofferta ricerca che è possibile scorgere la luce. La compagnia di Dio, dentro, è via per superare l’amarezza, il dolore resta tale e la sua avventura non risparmia il giusto. Ma Dio, il mio Dio, aspetta sull’uscio di ogni evento e mi viene incontro per stringermi al petto, per accarezzare d’amore ogni storia.
tratto da Gennaro Matino (Buongiorno Vita, Avvenire dell'11 marzo 2012)

venerdì 16 marzo 2012

Ma Dio si è distratto?

Così intitolava ieri un giornale, riferendosi alla tragedia che ha distrutto le vite di ventidue bambini che tornavano da una vacanza sulla neve.
La vignetta , sempre di ieri, pubblicata nel mio blog non si riferiva assolutamente a questo lutto.  E' vero comunque che Dio lo tiriamo in ballo di fronte a lutti e tragedie, anche quando nel corso della vita non ce ne siamo mai curati.
Non me la sento di dare risposte (che senso ha del resto pontificare di fronte a drammi del genere). Ma la tristezza che provo pensando a quelle mamme private dei loro figli, mi spinge ad affidarmi alle parole di Davide Rondoni, pubblicate su Avvenire di ieri.

«Ora ci vuole la delicatezza. Dopo che l’abbattimento, la disastrata pietà e la ferita, acuta, di un duro sbigottimento ci sono arrivati addosso con la notizia dei bambini morti nell’incidente in Svizzera. Ci vuole la delicatezza, per noi che assistiamo da lontano e però ci sentiamo vicini. Tornavano da una settimana di vacanza, promossa da un’associazione cattolica. Un colpo duro, un aprirsi di qualcosa come un vuoto nella mente e nel cuore.
L’ingiustizia suprema di una morte innocente. Ingiustizia che morde e la cui ferita non è lenita da nessuna consolazione. Da nessuna possibile giustificazione.
Quando avvengono fatti del genere si tende a sopprimere lo sgomento. C’è chi lo fa gettandosi in una curiosità spesso morbosa e infine ingiuriosa, un po’ infame, sui dettagli della cronaca. I media si prestano con insana furia a questo pasto. Si accomodano in questa trafila abietta. Poi c’è chi si volta dall’altra parte. Chi non vuole vedere, non intende sopportare. Non intende cioè portare questa cosa addosso. Come se non esistesse, o si trattasse di un altro mondo inguardabile, il mondo dell’orrore. E dunque dedica il minimo di attenzione e poi riposa gli occhi il altre faccende. In altre notizie di cronaca. Meno dure. Meno insopportabili. E invece noi vogliamo restare con gli occhi fissati sul fatto.
Guardarlo con la delicatezza che occorre e senza ripararci da nulla. Senza riparare la nostra carne, la nostra fede, la nostra intera vita anche di padri e madri di piccoli come quelli, esattamente come quelli, dal colpo, dal disastro.
La sventura che ha rapito i piccoli nella galleria, lo sbandamento del pullman e della vita che li ha consegnati a un destino misterioso, ci chiede prepotentemente, con la prepotenza che il cielo ogni tanto usa con gli uomini che dormono: voi, tu, a cosa state pensando veramente? A cosa state dedicando le vostre energie? Come si può stare in una vita che – come dice l’umile grandiosa Lucia alla fine dei Promessi Sposi, il capolavoro più vilipeso da noi italiani – conosce dei guai che arrivano senza che ce li cerchiamo, e come i guai le tragedie come questa? Cosa significa stare umanamente in questo frangente?
Girare gli occhi non è umano. Ficcare gli occhi in questioni secondarie e in dettagli morbosi non è umano.
Dev’essere delicato lo sguardo, rispettosissimo. E però non voltarsi. Non ripararsi. Come la delicatezza di uno che piange in silenzio e ricapitola in sé le ragione del vivere e morire. Se ci sono, se le ha viste. Perché di questo si tratta, ogni volta in cui la vita e la morte unite ci colpiscono e urgono. Così unite come in un piccolo bambino tolto al suo futuro, in un bambino di cui noi abbiamo vissuto e vivremo gli anni quasi usurpandoli, come gridava Ungaretti di fronte al figlioletto perso a nove anni.
Si tratta di questo: di ricapitolare le ragioni del vivere e del morire. Quella ricapitolazione fulminea, sapiente e delicatissima che ci fa dire – stringendo i denti, con un sospiro o con una cattedrale di fede nel cuore – aprendo le braccia: sono Tuoi, Signore, tienili.
Nessun altro atteggiamento è umano. Nessun altro atteggiamento è delicato e vero. Senza questa ferita apertura al mistero consegneremmo quei piccoli vivaci viaggiatori solo a un’altra morte o alla nostra misura di emozioni, cieca e febbrile. Sono Tuoi. È l’unica cosa giusta, in questa ingiustizia».

mercoledì 14 marzo 2012

Non fate arretrare la vostra umanità

Quante volte vi ho punzecchiato invitandovi a non buttare via la vostra umanità. Ciò che di più prezioso abbiamo è la vita e non ha senso sprecarla. Come si spreca una vita? Accontentandosi di soddisfare bisogni momentanei, rinunciando alla propria umanità.
«fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza»
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno canto XXVI)
Non siamo fatti per vivere da bestie, per quanto molte volte ci riesca piuttosto bene.
Ciò che mi sgomenta o indigna, a seconda del caso, è la disinvoltura con cui facciamo passare per umane proposte o soluzioni che di umano hanno ben poco.
Vi riporto alcune delle riflessioni che il cardinale Bagnasco,  presidente della Cei, ha proposto ai docenti e studenti di Genova, incontrati in occasione dell'iniziativa “Pasqua della scuo­la” organizzata dalla pastorale scolastica diocesana.
«Siamo dentro ad momento sto­rico culturale, su di una linea di confine tra l’umano e il non u­mano » nel quale l’uomo rischia di « perdere sé stesso». Questo accade «se la persona malata - come il bambino malato, il feto malformato - non è vissuta - per la famiglia, per la comunità intera - come un'occasione per uscire dalla mentalità di efficienza, di prestazione, di salutismo, di bellezza apparente ». In altre parole, «per uscire da una mentalità mortifera».  «Ave­te la possibilità enorme per non fare arretrare l’umanità, per non arretrare nella bar­barie, e non condannare i nostri ragazzi al­la non gioia». «Se noi adulti non capiamo più che vi­viamo legati gli uni agli altri, che la gioia o la sofferenza di uno, come in un corpo, diventa la gioia o la sofferenza di tutti, diven­tiamo una moltitudine di pietre egoistiche» e «l’uomo è finito, non esiste società, non esiste gioia». 
«Quando il diritto di proprietà lo applichiamo all'altro, allora siamo nell’in­fanticidio e oltre». Secondo tale mentalità ha spiegato, «il bambino nato, come il feto, è proprietà, posso usarne ed abusarne, perché in questa cultura dove non esiste verità, ma tutto è opinabile, e quindi riconducibile all’individuo, tutto diventa possibile».
La conclusione di Bagnasco è che «se l’uo­mo è padrone di sé, degli altri, fino a poter sopprimere il figlio già nato, è inutile che si interroghi sul senso della vita, sulle finalità ultime perché ha già risposto». In pratica «ha già cancellato la propria specificità, la ricerca del bene, la solidarietà con i suoi simili e si è posto come arbitro assoluto della vita». Ha poi ricordato i casi concreti del­la Gran Bretagna e della Danimarca. «In In­ghilterra – ha affermato – viene riproposta, da tempo, la tesi della legittimità, della opportunità dell’infanticidio». In Danimarca, invece, ha ricordato che «nel 2030 ci sarà l’ultimo bambino down». «E sfido – ha esclamato – li uccidono tutti prima». Da qui l’attacco alla mentalità che vorrebbe fare passare tali delitti «quali l’aborto e l’euge­netica come atti di misericordia».
FONTE: articolo di Adriano Torti su Avvenire del 7 marzo 2012

lunedì 12 marzo 2012

Evento Facebook: Stand up for downs!

Vi invito a leggere il commento al post L'umanitarismo di Erode del 9 marzo per eventualmente aderire all'iniziativa Stand up for downs! che prevede, per sabato 17 marzo (possibilmente intorno alle 15 del pomeriggio), di SOSTITUIRE la foto del proprio profilo facebook con quella di Cristina Acquistapace (una ragazza Down della Valtellina, consacrata nell’Ordo Virginum, apparsa più volte in televisione, che ha dato il proprio consenso), e di MANTENERE la nuova foto per una settimana (fino a sabato 24 marzo).
Nel commento troverete tutti i dettagli.

sabato 10 marzo 2012

Quando libertà e amore coincidono

«Chi rinuncia a tutto, persino a se stesso, per seguire Gesù, entra in una nuova dimensione della libertà, che san Paolo definisce “camminare secondo lo Spirito” (cfr Gal 5,16)… questa nuova forma di libertà acquistataci da Cristo consiste nell’essere “a servizio gli uni degli altri” (Gal 5,1.13). Libertà e amore coincidono! Al contrario, obbedire al proprio egoismo conduce a rivalità e conflitti».
(Benedetto XII)
Il cammino verso la libertà, quella vera, ha il suo punto di riferimento in Gesù Cristo. Questo è quanto comunica il Papa nella frase che vi ho riportato.
Il Cristianesimo è affascinante perché non è una dottrina o una filosofia, ma l'incontro con la persona di Gesù che propone ad ogni essere umano di costruire, con l'aiuto di Dio e con Dio stesso (che ci dona ogni aiuto possibile), un mondo nuovo e una nuova umanità, veramente libera perché liberata dal male.
La libertà nell'egoismo o nella prepotenza è falsa, non costruisce ma distrugge.
E' questo il modo attraverso il quale vogliamo costruire la nostra vita?
Martin Luther King ha detto che «Quando gli uomini malvagi congiurano, gli uomini buoni devono pianificare. Quando gli uomini malvagi bruciano e bombardano, gli uomini buoni devono costruire e tenere assieme. Quando gli uomini malvagi usano ignobili parole d'odio, gli uomini buoni devono pronunciarsi in modo esplicito per la gloria dell'amore. Quando gli uomini malvagi cercano di perpetuare l'ingiusto status quo, gli uomini buoni devono cercare di realizzare un vero ordine di giustizia».
Gli uomini buoni sono coloro che rischiano la loro libertà per ciò che è Vero, Buono e Giusto; sono coloro che impegnano la loro libertà nell'Amore.
Vi propongo questo video, come ulteriore contributo alla riflessione.

venerdì 9 marzo 2012

L'umanitarismo di Erode?!!!

Stamy di Graz da E' Vita su Avvenire dell'8 marzo 2012
Alberto Giubilini e Francesca Minerva, due ricercatori italiani all'estero, sostengono nel Journal of Medical Ethics che l’uccisione di un neonato dovrebbe essere accettata in tutti i casi in cui è permesso l’aborto, come situazione di bisogno economico della famiglia o situazione psicologica negativa della madre, anche se il bambino fosse sano.
Come Rita Gumma nel suo Blog, mi chiedo anch'io se possa definirsi etica questa proposta e concludo con le parole di Carlo Cardia:
«Se l’uomo è padrone di sé e degli altri, fino a poter sopprimere il figlio già nato, è inutile che si interroghi sul senso della vita, sulle sue finalità ultime, perché ha già risposto, ha cancellato la propria specificità, la ricerca del bene, la solidarietà con i suoi simili, si è posto come arbitro assoluto della vita. È l’ennesima riprova del fatto che il relativismo crea un deserto attorno a noi, costringe l’umanità a ricominciare daccapo, perché non v’è più spazio per i diritti umani, per la cura dei più deboli, per ogni umanesimo che voglia portare l’uomo oltre la materialità. Si è come ricaduti in quel peccato originale che aveva reso l’uomo superbo fino a sostituirsi a chi l’aveva creato. Ricominciare dalla legge eterna iscritta nella coscienza vuol dire spingere di nuovo l’uomo in avanti, elevarlo come creatura chiamata al bene, rifiutare ogni dominio sugli altri».

mercoledì 7 marzo 2012

Sugli appunti

Una mappa in cui riepilogo quanto ci siamo detti a scuola sul perché e come prendere appunti.
Date un'occhiata anche qui.

lunedì 5 marzo 2012

Le leggi scritte e la legge di Dio

Antigone è un famoso dramma greco del 442 avanti Cristo.
La storia ci racconta di questa fanciulla che, contravvenendo ad un'interdizione emessa dal re Creonte, decide di compiere i riti funebri per il fratello Polinice. Portata di fronte al re, ella difenderà con tenacia la giustezza del suo gesto, sostenendo che «Ma per me non fu Zeus a proclamare quell'editto, né la Giustizia che dimora tra gli dèi. [...] Io seguo le leggi sacre e incrollabili degli dèi, leggi non scritte, di quelle io un giorno dovrò subire il giudizio. [...] E non credevo che i tuoi bandi fossero così potenti da sovrastare e sovvertire le leggi morali degli dèi!». La storia , trattandosi di un dramma, ovviamente finisce in modo tragico.
Ve ne parlo perché questa vicenda è ancora molto attuale e si collega a quanto stiamo trattando a scuola, cioè i temi della libertà e della coscienza secondo la dottrina della Chiesa.
Il dramma di Antigone è il dramma di tutte quelle persone o popoli che, nel nome di una ragion di Stato, vedono minacciata la dignità umana, il cui valore prescinde da qualsiasi decisione politica, economica e sociale.
Ai membri della commissione teologica internazionale, Benedetto XVI ha detto che "quando sono in gioco le esigenze fondamentali della dignità della persona umana, della sua vita, dell'istituzione familiare, dell'equità dell'ordinamento sociale, cioè i diritti fondamentali dell'uomo, nessuna legge fatta dagli uomini può sovvertire la norma scritta dal Creatore nel cuore dell'uomo, senza che la società stessa venga drammaticamente colpita in ciò che costituisce la sua base irrinunciabile. La legge naturale diventa così la vera garanzia offerta ad ognuno per vivere libero e rispettato nella sua dignità, e difeso da ogni manipolazione ideologica e da ogni arbitrio e sopruso del più forte".
Vi invito a leggere un estratto di “Antigone raccontata ai ragazzi” da Annamaria Piccione cliccando sull'immagine.

domenica 4 marzo 2012

Ripassiamo l'unità sulla Bibbia

Un cruciverba per ripassare l'unità relativa alla Bibbia.
Cliccate sull'immagine.
A questo link trovate tanto altro ancora (Libri digitali, esercizi, cruciverba, ecc) sulla Bibbia.

Sorridi!!!

Avete mai pensato quanto bene faccia un sorriso?
Madre Teresa diceva:
«La gioia dev'essere uno dei cardini della nostra vita.
E' il pegno di una personalità generosa.
A volte è altresì un manto che avvolge
una vita di sacrificio e di donazione di sé.
Una persona che possiede questa dote spesso raggiunge alti vertici.
Splende come un sole in seno a una comunità».
E ancora:
«Non capiremo mai abbastanza quanto bene è capace di fare un sorriso».
Via i musi lunghi, allora. Non fanno bene né a noi, né agli altri.
Guardate questo video.



Per la seconda parte del film cliccate qui.

sabato 3 marzo 2012

Lucio Dalla. Il suo rapporto con la fede

Il 1° marzo un grande della musica ci ha lasciato.
Ho amato e amo le sue canzoni.
Mi ha sempre colpito la personalità eclettica e profonda di questo artista.
L'ho sentito vicino per la sua fede religiosa, mai eccessivamente sbanderiata ma neanche nascosta.
Vi propongo questa intervista realizzata nel 2000 da padre Vito Magno, dove Lucio Dalla parla del suo rapporto con le fede:
R. – Io sono cristiano, sono cattolico, credo in Dio e professo la mia fede continuamente, nel senso che è uno dei miei punti fermi e una delle poche certezze che ho, che non mi proibisce di immaginare, di sperimentare anche possibilità che non contrastano con la mia certezza religiosa, ma che fanno parte della mia struttura di uomo contemporaneo.
D. – Considerando le sue canzoni degli ultimi anni i critici parlano di un Dalla diverso e anche un po’ convertito…
R. – Non sono un convertito, perché credo in Dio da quando sono bambino e credo che siano valori assolutamente umani. La ricerca della libertà, la ricerca dell’equilibrio e la ricerca della ricerca, il continuo meccanismo di credere, è quello che fa la differenza tra l’uomo e le macchine. Per cui io credo nella libertà, nella tolleranza, nel riconoscimento di tutte le confessioni, perché credo che sia importante e che una società come la nostra, che va verso una società più complessa, più enigmatica, come quella delle macchine, abbia bisogno di fede. Naturalmente credo in Dio perché è il mio Dio, è il Dio che riconosco negli uomini, nell’umanità, è il Dio che riconosco nei poveri, nella gente che ha bisogno di aiuto, e che io considero gli uomini del domani. Rispetto con grande fascino la decisione di Cristo di nascere povero, di nascere in mezzo alla gente diseredata, perché è la gente del futuro. Io credo che dopo 2000 anni, anche oggi, la gente diseredata, i migranti, la gente del Terzo Mondo, sia la gente del futuro.
D. – Tempo fa lei ha cantato alcuni Salmi. Cosa la colpisce di questi componimenti poetici dell’Antico Testamento?
R. - La cosa che mi ha colpito dei Salmi è la grande forza dirompente delle parole. Noi abbiamo oggi, in una società che si sta trasformando praticamente da società della parola a società dell’immagine, uno scadimento della forza protettiva della parola e credo che i Salmi siano l’opposto di questa mancanza di energia. Nei Salmi la parola è dinamite pura, è proprio costruzione, la fondazione della parola stessa. Quindi mi sono avvicinato ai Salmi in maniera laica, da artista, per avere la conferma della grandissima esistenza, a livello di comunicazione, della forza del credere.
D. - E’ interessante addentrarsi nella Sacra Scrittura. Lei teme di farlo?
R. – Mi manca la conoscenza teologica e storica per farlo. Però sento con l’intensità dell’artista o comunque dell’uomo che è abituato a guardare anche cosa c’è sotto i sassi, per intuire le cose che si muovono sopra la nostra testa e dentro la nostra anima, che il mistero è ancora un mistero. Per cui mi sembra che in un’epoca di computer, di macchine, di conoscenza umana che sempre più, con un’escalation e con un’accelerazione impressionante, va diventando totale, questo mistero sia un mistero destinato a scoprirlo solamente chi viaggia nell'anima e non nella conoscenza scientifica.
Cliccando sulle immagini potete ascoltare l'intervista (da Radio Vaticana).
RealAudioMP3

venerdì 2 marzo 2012

Quale percentuale di esseri umani?

Ironia pungente quella di Mafalda, vero?
Riflettiamoci un attimo: siamo veramente consapevoli che la via verso l'umanizzazione non è così scontata?
Molte volte, infatti, preferiamo vivere da bestie (con tutto il rispetto per gli animali) piuttosto che da esseri umani.
Meditiamo gente, meditiamo.

giovedì 1 marzo 2012

I libri fanno bene

Credo di avervi già detto che amo leggere; in particolare d'estate, durante le vacanze, cerco di rifarmi di tutto il tempo che, nel periodo invernale, non ho potuto dedicare alla lettura.
Cercate di leggere buoni libri: arricchiranno il vostro pensiero e la vostra vita. Il tempo che dedicate alla lettura non sarà mai tempo perso.
Guardate questo splendido film di animazione che è un omaggio a chi ha dedicato la sua vita ai libri, ricevendo molto in cambio. I libri hanno, in un certo senso, anche un potere curativo.

Ti potrebbero interessare

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...