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giovedì 11 giugno 2009

Lettera dei bambini a un giovane carcerato

Sabato 6 giugno sul giornale Avvenire è stata pubblicata la lettera aperta scritta dai bambini delle quarte elementari di una scuola di Casoria (Napoli) a un ragazzo affiliato della camorra. Vorrei riportare, perchè ci possiate riflettere, alcuni stralci di questa lettera:

Caro Libero, abbiamo scelto questo nome per te, perchè non sap­piamo come ti chiami. Il nostro maestro ha letto la let­tera che tu hai scritto da un carcere minorile ad un sa­cerdote che conosci. (...). Ecco il testo: «Tutti quelli che conosco o sono morti o sono in galera. Io voglio diventare un boss. Voglio ave­re supermercati, negozi, fabbriche, voglio avere donne. Voglio tre macchine, voglio che quando entro in un ne­gozio mi devono rispettare, voglio avere magazzini in tutto il mondo. E poi voglio morire. Ma come muore u­no vero, uno che comanda veramente. Voglio morire ammazzato».
Noi non vogliamo obbligarti ad accettare quello che pensiamo, ma vogliamo solo aiutarti a capire che quel­lo che pensi e che fai è sbagliato. Dobbiamo porti una domanda: tu hai detto che vuoi essere rispettato, ma il rispetto e l’onore come si conquistano? Non con la vio­lenza, ma con l’onestà e l’amore, rispettando le leggi, avvicinandoti alle persone che hanno bisogno e che so­no malate, con l’amicizia e il bene verso gli altri; se fai del male, sembra che la gente ti rispetti, ma in realtà ti odia. Smettila di pensare a quello che vuoi possedere, prova ad aiutare i tuoi compagni liberandoli dalla dro­ga, così ti sentirai felice e nel tuo cuore entrerà solo lu­ce senza macchia di buio. (...) Caro Libero, spacciare droga è brutto, lo sappiamo che ti danno molti soldi in cambio, ma non sono guadagnati onestamente. Tu e gli altri camorristi uccidete tanti giovani con la droga e vi arricchite. (...) È orrendo diventare boss, perchè, poi, comandi queste azioni e i camorristi le compiono, ma noi vogliamo diventare tutt’altra gente: sincera e buo­na. Diventando un boss, sarai solo un egoista e il tuo cuore, dopo, diventerà di ghiaccio e non vedrai più la luce del sole che brilla, cioè la gioia, l’amore, la felicità, ma vedrai so­lo la violenza e i beni materiali. (...) Sai perchè ti abbiamo chiamato Libero? Perchè speria­mo che un giorno tu sarai libero dalla violenza e da tut­te le azioni brutte e malvagie che si fanno nella Ca­morra. Libera il tuo cuore dalla cattiveria e lascia spa­zio alla solidarietà e all’amore. Vai, allora, amico! Vola verso la libertà e la felicità! Magari, avrai una storia dif­ficile alle spalle, ma ora devi costruirti una nuova vita, pensa alle cose belle: è importante quello che sei, non quello che hai! Segui questo consiglio: «Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te». È la regola d’oro per vive­re bene insieme. Perciò, fai del bene agli altri e vedrai che tutti ti vorranno bene. Usa il motorino e il casco non per fare scippi, ma per andare da chi ha bisogno d’amore. Grida che la vita si deve godere, non distrug­gerla!
Ti vogliamo bene, anche se non ti conosciamo. Speria­mo che ti abbiamo fatto cambiare idea.
Ciao, carissimo amico “LIBERO"!

Che bello sapere che esistono ancora persone che sanno sognare il bene, come questi bambini.
Certo che, se fin da quando si è piccoli, ci si fa credere che soltanto "potere, avere, piacere" sono le cose che contano, riempiamo la nostra vita di vuoto. I bambini di questa lettera ci riportano alla realtà: il desiderio di bene, che ognuno di noi si porta dentro, merita ben più che il potere, l'avere e il piacere. I nostri sogni devono essere grandi, ma non possono esserlo se si esauriscono in quelle tre parole!
Bisogna avere il coraggio di dire, come hanno fatto questi bambini di scuola elementare, che ciò che conta veramente richiede impegno, privazioni, sacrifici. E l'impegno più grande è quello di liberarci dalla superficialità, dall'egoismo, da quell'inquinamento del cuore, di cui ci ha parlato il Papa.