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giovedì 11 ottobre 2012

L'Anno della fede

Ero a Loreto giovedì 4 ottobre. Mio marito mi ha offerto un bel modo di ricordare i 25 anni di matrimonio accompagnandomi alla celebrazione eucaristica con la presenza di Benedetto XVI.
Ci sono alcuni passi della sua omelia che propongo alla vostra attenzione:
«...l’Incarnazione del Figlio di Dio ci dice quan­to l’uomo sia importante per Dio e Dio per l’uomo. Senza Dio l’uomo finisce per far pre­valere il proprio egoismo sulla solidarietà e sull’amore, le cose materiali sui valori, l’avere sull’essere. Bisogna ritornare a Dio perché l’uomo ritorni ad essere uomo. Con Dio an­che nei momenti difficili, di crisi, non viene meno l’orizzonte della speranza: l’Incarna­zione ci dice che non siamo mai soli, Dio è entrato nella nostra umanità e ci accompa­gna».
«Ma il dimorare del Figlio di Dio nella «casa vivente», nel tempio, che è Maria, ci porta ad un altro pensiero: dove abita Dio, dobbia­mo riconoscere che tutti siamo «a casa»; do­ve abita Cristo, i suoi fratelli e le sue sorelle non sono più stranieri. Maria, che è madre di Cristo è anche nostra madre, ci apre la porta della sua Casa, ci guida ad entrare nel­la volontà del suo Figlio. È la fede, allora, che ci dà una casa in questo mondo, che ci riu­nisce in un’unica famiglia e che ci rende tut­ti fratelli e sorelle. Contemplando Maria, dobbiamo domandarci se anche noi voglia­mo essere aperti al Signore, se vogliamo of­frire la nostra vita perché sia una dimora per Lui; oppure se abbiamo paura che la pre­senza del Signore possa essere un limite al­la nostra libertà, e se vogliamo riservarci u­na parte della nostra vita, in modo che pos­sa appartenere solo a noi. Ma è proprio Dio che libera la nostra libertà, la libera dalla chiusura in se stessa, dalla sete di potere, di possesso, di dominio, e la rende capace di a­prirsi alla dimensione che la realizza in sen­so pieno: quella del dono di sé, dell’amore, che si fa servizio e condivisione».
Nell'Anno della fede che inizia proprio oggi, nel cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, e che terminerà nella solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, il 24 novembre 2013, i credenti sono chiamati a riscoprire la propria fede, la bellezza di stare con il Signore per vivere con Lui. La fede è una risposta libera all'Amore di Dio che ci interpella, e non è una rinuncia alla ragione, come qualcuno potrebbe pensare. Anzi. La fede è ragionevole, come è ragionevole crescere nella propria umanità, nella consapevolezza che ognuno di noi, indipendentemento dal sesso, colore della pelle, religione, condivide con gli altri questo camminare nella Storia. La fede, come possiamo cogliere dalle parole del Papa che vi ho proposto, non toglie nulla alla nostra libertà, ma ci arricchisce, perchè ci aiuta a vincere l'egoismo, ci dà speranza, ci rende tutti fratelli e sorelle. La fede è permettere a Dio di "abitarci" e quando siamo dimora per Lui non può esserci spazio per l'odio, il disprezzo, la violenza, l'indifferenza.
La fede, per me, è qualcosa di bello che va rinnovato ogni giorno con la preghiera, l'intimità con Dio, lo stupore per la vita che ci viene donata.
Quindi cerchiamo di essere lieti anche nei momenti difficili (e questo tempo che stiamo vivendo lo è per molti), perchè il Signore Gesù è presente in mezzo a noi e vince il potere del maligno.
E' bello aver fede, perchè nulla ci può turbare. Ma che la certezza della vittoria di Gesù non diventi per noi l'occasione di estraniarci dal mondo e dalle responsabilità.
La fede autentica ci permette di riconoscere Cristo in chi è bisognoso, solo, escluso, e quindi ci impegna a rendere più umano il mondo.

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