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lunedì 3 agosto 2009

Cristianesimo e sviluppo

Si va sempre più diffondendo l'idea che la religione sia un fattore di freno dello sviluppo umano, tanto da guardare come evento positivo l'emancipazione dell'uomo da Dio. Ma è proprio vero che la religione è in contrasto con il progresso umano? Qualche tempo fa ho letto su Avvenire un editoriale di Giacomo Savek Lodovici, e mi colpiva la sua riflessione sul cristianesimo che definiva, alla luce anche dell'enciclica di Benedetto XVI, di cui vi ho già parlato, un fattore di sviluppo. Altro che palla al piede!
Condivido pienamente questa posizione e provo a elencarvi i perchè, con lo sguardo attento all'enciclica e all'editoriale di cui sopra:
* Il cristianesimo proclama la dignità di ogni essere umano. Questo porta alla sollecitudine e alla solidarietà verso ogni uomo e ogni donna.
* Il cristianesimo bandisce ogni forma di violenza.
Sì, lo so, nel passato i cristiani e gli uomini di Chiesa alla violenza hanno fatto ricorso, ma non c'è nulla nel Vangelo che possa giustificare simili comportamenti. Di questo i cristiani dovranno rendere conto al Padreterno!

* Il cristianesimo proclama la fraternità universale, e non è cosa da poco. La ragione, da sola, può arrivare a pensare all'uguaglianza, ma la fraternità richiede il concetto della figliolanza. Si è fratelli, dicono i cristiani, perchè siamo figli dello stesso Padre.
* Il cristianesimo ha diffuso tra le masse l'idea della grandezza della ragione umana, immagine di quella divina, da impiegare in tutti gli ambiti nel modo migliore possibile.

* Il cristianesimo ha il suo centro e il suo ideale nell'Amore illuminato dalla verità. Proprio questa idea dell'amore ha spinto cristiani di buona volontà a trovare soluzioni al disagio, al degrado e alla povertà. Vi ricordo che le prime organizzazioni di assistenza nascono non per ini
ziativa degli Stati, ma sono frutto della testimonianza di vita dei cristiani.
* Il cristianesimo insiste molto su virtù umane quali la solidarietà, la laboriosità, l'onestà e così via. Tutto questo non contribuisce allo sviluppo materiale ed etico della società?
Il Vangelo non toglie nulla all'uomo, anzi!
Proprio a tal proposito voglio concludere con le parole che Benedetto XVI pronunciò alla sua prima messa da Papa, richiamando alla memoria il suo predecessore, Giovanni Paolo II:


Ancora, e continuamente, mi risuonano nelle orecchie le sue parole di allora: “Non abbiate paura, aprite anzi spalancate le porte a Cristo!” Il Papa parlava ai forti, ai potenti del mondo, i quali avevano paura che Cristo potesse portar via qualcosa del loro potere, se lo avessero lasciato entrare e concesso la libertà alla fede. Sì, egli avrebbe certamente portato via loro qualcosa: il dominio della corruzione, dello stravolgimento del diritto, dell’arbitrio. Ma non avrebbe portato via nulla di ciò che appartiene alla libertà dell’uomo, alla sua dignità, all’edificazione di una società giusta. Il Papa parlava inoltre a tutti gli uomini, soprattutto ai giovani. Non abbiamo forse tutti in qualche modo paura - se lasciamo entrare Cristo totalmente dentro di noi, se ci apriamo totalmente a lui – paura che Egli possa portar via qualcosa della nostra vita? Non abbiamo forse paura di rinunciare a qualcosa di grande, di unico, che rende la vita così bella? Non rischiamo di trovarci poi nell’angustia e privati della libertà? Ed ancora una volta il Papa voleva dire: no! chi fa entrare Cristo, non perde nulla, nulla – assolutamente nulla di ciò che rende la vita libera, bella e grande. No! solo in quest’amicizia si spalancano le porte della vita. Solo in quest’amicizia si dischiudono realmente le grandi potenzialità della condizione umana. Solo in quest’amicizia noi sperimentiamo ciò che è bello e ciò che libera. Così, oggi, io vorrei, con grande forza e grande convinzione, a partire dall’esperienza di una lunga vita personale, dire a voi, cari giovani: non abbiate paura di Cristo! Egli non toglie nulla, e dona tutto. Chi si dona a lui, riceve il centuplo. Sì, aprite, spalancate le porte a Cristo – e troverete la vera vita. Amen.