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giovedì 28 gennaio 2010

I volti della memoria

Il Centro di documentazione ebraica contemporanea , ha messo in rete, proprio per la Giornata della Memoria, i volti  di 364 ebrei italiani finiti nei lager.
Ciò che colpisce nelle immagini custodite nel sito, è la foto di uomini, donne, bambini, giovani, ritratti nella loro "normalità". Non vediamo i volti, tristementi noti, dei lager, con le stelle gialle al petto, sulla divisa da prigionieri, ma foto scattate per ricordare un piacevole evento (la gita al mare, la nascita di un fratellino), o foto da mandare ai parenti, o da conservare nell'album di famiglia. Foto scattate nella normalità di quello che era prima che si scatenasse la barbarie.
Vi riporto quanto ha scritto Marina Corradi su Avvenire del 27 gennaio:
"Proprio la normalità delle immagini ren­de ancora più lacerante la me­moria di ciò che è accaduto. 
E poi, ci sono i bambini. Molti bambini. A nidiate, tre fratelli o quattro divisi da pochi anni. Come Fiorella, Anna, At­tilio, nati tra il ’37 e il ’41 a Roma, portati via dal Ghet­to. (Fiorella sembra una bambola, i nastri bianchi tra i capelli ricci). E la famiglia Sadun coi due ragazzini, ritratti al mare, in costume, in una giornata che si in­dovina di piena, felice estate. E Olimpia, infagottata e ridente nel freddo della sua Bolzano. E Carlo e Mas­simo, fratelli milanesi, il maggiore che abbraccia il più piccolo, neonato, con tenero orgoglio.
Questi non sono i ragazzini atterriti delle foto con la stella gialla sul petto e le mani in alto davanti ai sol­dati nazisti. Sono gli stessi, ma 'prima'. Bambini e ba­sta. Solo da Roma, ne deportarono 288 (ne tornò u­no solo). E non puoi non pensare come fu che li strap­parono ai parenti, li incolonnarono, e con quali rau­che grida straniere li fecero salire sui camion. Non puoi non pensare cosa fu, nel brutale tramestio del rastrellamento, staccarsi dal padre, e avvinghiarsi al­la mano di una sorella di poco più grande, che sus­surrava materna: non aver paura. Partire stringendo in mano un orsacchiotto, disperatamente, come un ultimo brandello di casa. Poi, su quei treni, non sap­piamo. Il film si ferma, l’immaginazione si oscura – forse perché non tolleriamo di sapere.



 Che le vedano i nostri figli, le facce di quei vecchi i­nermi, e di quei bambini. Che facciano questo dolo­roso sbalordito tuffo in una memoria che, se a noi pa­re lontana, è in realtà così breve: quei ragazzi anda­vano a scuola con i nostri genitori. 66 anni, nei mil­lenni della storia, sono un soffio. L’Olocausto – il cuo­re del male, il genocidio sistematico, scientifico, pia­nificato, taylorizzato in una maggiore efficienza – è sta­to appena ieri. Che sappiano, i figli. Che non siano troppo, ottusa­mente tranquilli. Girano voci su Internet e non solo che dicono che l’Olocausto è bugia e propaganda. Che non è vero. Che non è accaduto. In un vertice di menzogna, che vorrebbe annientare anche la me­moria. Che li guardino, i nostri ragazzi, quei bambi­ni. Che sussultino, riconoscendoli familiari. Che sia­no, dal loro destino, almeno per un momento feriti. Ci sono ferite necessarie, che occorre lasciare aperte. Occorre lasciarsi ferire e ricordare per stare svegli, per restare uomini".
Per fare questo salto nella memoria dovete cliccare nell'indirizzo che riporto sotto.

2 commenti:

  1. Professoressa è bellissimo questo post!
    Molto significativo e descrittivo riguardo la Shoa e pensare che moltissimi ebrei sono morti in maniera brutale per colpa di orribili persone!
    Queste testimonianze dirette con il presente servono a far capire oggi quanta sofferenza c'è stata ed è fortunato chi vive in questo periodo soprattutto senza campi di sterminio!

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  2. Devo purtroppo sottolineare che, anche se non ai livelli della Shoa, che resta un fatto unico nella storia, la segregazione, la discriminazione e lo sterminio continuano ad essere praticati in questo povero nostro mondo. Finchè prevale la logica del potere, del sospetto, della pretesa di essere migliori di altri, il mondo continuerà a conoscere tragedie simili. La nostra memoria deve rimanere "impressionata", come una pellicola fotografica, per quanto l'uomo è stato capace di fare. Non dobbiamo trovare scuse, giustificazioni a tanto orrore. Purtroppo qualcuno lo fa ... mi chiedo come ci riesca!

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