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mercoledì 14 marzo 2012

Non fate arretrare la vostra umanità

Quante volte vi ho punzecchiato invitandovi a non buttare via la vostra umanità. Ciò che di più prezioso abbiamo è la vita e non ha senso sprecarla. Come si spreca una vita? Accontentandosi di soddisfare bisogni momentanei, rinunciando alla propria umanità.
«fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza»
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno canto XXVI)
Non siamo fatti per vivere da bestie, per quanto molte volte ci riesca piuttosto bene.
Ciò che mi sgomenta o indigna, a seconda del caso, è la disinvoltura con cui facciamo passare per umane proposte o soluzioni che di umano hanno ben poco.
Vi riporto alcune delle riflessioni che il cardinale Bagnasco,  presidente della Cei, ha proposto ai docenti e studenti di Genova, incontrati in occasione dell'iniziativa “Pasqua della scuo­la” organizzata dalla pastorale scolastica diocesana.
«Siamo dentro ad momento sto­rico culturale, su di una linea di confine tra l’umano e il non u­mano » nel quale l’uomo rischia di « perdere sé stesso». Questo accade «se la persona malata - come il bambino malato, il feto malformato - non è vissuta - per la famiglia, per la comunità intera - come un'occasione per uscire dalla mentalità di efficienza, di prestazione, di salutismo, di bellezza apparente ». In altre parole, «per uscire da una mentalità mortifera».  «Ave­te la possibilità enorme per non fare arretrare l’umanità, per non arretrare nella bar­barie, e non condannare i nostri ragazzi al­la non gioia». «Se noi adulti non capiamo più che vi­viamo legati gli uni agli altri, che la gioia o la sofferenza di uno, come in un corpo, diventa la gioia o la sofferenza di tutti, diven­tiamo una moltitudine di pietre egoistiche» e «l’uomo è finito, non esiste società, non esiste gioia». 
«Quando il diritto di proprietà lo applichiamo all'altro, allora siamo nell’in­fanticidio e oltre». Secondo tale mentalità ha spiegato, «il bambino nato, come il feto, è proprietà, posso usarne ed abusarne, perché in questa cultura dove non esiste verità, ma tutto è opinabile, e quindi riconducibile all’individuo, tutto diventa possibile».
La conclusione di Bagnasco è che «se l’uo­mo è padrone di sé, degli altri, fino a poter sopprimere il figlio già nato, è inutile che si interroghi sul senso della vita, sulle finalità ultime perché ha già risposto». In pratica «ha già cancellato la propria specificità, la ricerca del bene, la solidarietà con i suoi simili e si è posto come arbitro assoluto della vita». Ha poi ricordato i casi concreti del­la Gran Bretagna e della Danimarca. «In In­ghilterra – ha affermato – viene riproposta, da tempo, la tesi della legittimità, della opportunità dell’infanticidio». In Danimarca, invece, ha ricordato che «nel 2030 ci sarà l’ultimo bambino down». «E sfido – ha esclamato – li uccidono tutti prima». Da qui l’attacco alla mentalità che vorrebbe fare passare tali delitti «quali l’aborto e l’euge­netica come atti di misericordia».
FONTE: articolo di Adriano Torti su Avvenire del 7 marzo 2012

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