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martedì 4 gennaio 2011

Dalla rabbia alla gioia

Si può non essere "arrabbiati" con Dio quando la vita non va come vorremmo?Rita ci risponderebbe che arrabbiarsi con Dio è facile, perchè a lei è successo, ma ci aiuterebbe anche a capire che non ha senso vivere nel risentimento, perchè lei ha provato cosa vuol dire. Ma ciò che di bello ci insegna la sua storia, è che si può vivere nel dolore con gioia, ma soltanto se ci si apre a Cristo.
Chi è Rita?
L'avevo vista, alcune settimane fa, in una trasmissione su Rete4 (se non sbaglio si trattava di un servizio sui viaggi della fede) e poi mi sono ritrovata la sua storia su Avvenire del 29 dicembre.
Rita Coruzzi ha 24 anni ed è disabile, costretta in carrozzina dopo un'operazione, che doveva essere risolutiva di un problema che aveva dalla nascita. Così non è stato, ed è da quando ha dieci anni che non cammina più.
Oggi, sembra assurdo, lei è felice sulla carrozzina. «So che sembra incomprensibile, ma con la mia vita così pie­na, in comunione con Dio, rifiuterei volentieri la gua­rigione per il semplice fatto che voglio rimanere sulla croce con lui».
«Mi so­no arrabbiata tanto con Gesù – ricorda la ragazza –, ero troppo delusa e scon­fitta per fidarmi ancora di Dio». «Perché mi hai fatto questo, Gesù, per­ché? ». Un urlo di dolore che Rita soffoca per 4 lun­ghi anni abbassando gli oc­chi e decidendo di non guardare più in faccia nes­suno. Prova conforto solo nell’affetto della mamma e nelle carezze della nonna.
Rialza il volto a Lourdes, in un pellegrinaggio, quando trova il coraggio di pregare davanti alla grotta: «Ho sentito la voce di Maria dentro di me e le ho chie­sto cosa desiderasse, vole­vo sapere perché mi ha vo­luto in queste condizioni, volevo sapere quale doveva essere il mio posto nel mondo». Un’altra voce, un sussurro: «Devi utilizzare la tua sofferenza per portare la testimonianza dell’amo­re di Dio». Rita riesce a di­plomarsi al liceo classico, si laurea in Lettere e frequen­ta la specializzazione in giornalismo. Ha capito la sua vocazione: «Scrivere e scuotere le coscienze per far capire quanto può esse­re bello vivere anche nella disabilità. Offrire conforto e speranza, perché la mia condizione mi ha dato molto di più di quanto mi è stato tolto». La ragazza rac­conta la sua storia nelle parrocchie o nelle scuole ed è stata spesso ospite in importanti trasmissioni te­levisive.
«Do voce ai disabi­li, parlo del mio amore per la vita e della mia conver­sione, che è poi il mio vero miracolo».
Un volo di far­falla è il libro in cui si racconta (Piemme, pp. 196, euro 13,50; prefazione del cardi­nale Camillo Ruini e invito alla lettura di Magdi Cri­stiano Allam) e ci consegna una testimonianza forte e lucida su disabilità, soffe­renza e conversione. Ora nella vita di Rita c’è la luce, ma prima non era così.
FONTE: GIANPAOLO SARTI in Avvenire del 29 dicembre 2010

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