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venerdì 3 luglio 2009

La religione è un fatto scomodo?


Confesso, e non me ne vogliate, di non amare molto il calcio. Non ho seguito quindi la finale della Confederation Cup tra Brasile e Usa, ma ho visto al telegiornale le immagini dei calciatori brasiliani in preghiera, dopo la vittoria. Mi sono persa invece le canottiere di Kakà e Lucio, che a vittoria ottenuta sono state fatte vedere sollevando la maglia gialla della tenuta ufficiale. Cosa c'era scritto in quelle canottiere? non parolacce o bestemmie, ma "I belong to Jesus" ("io appartengo a Gesù") in quella di Kakà e "I love (dove il love era un cuore rosso) Jesus" in quella di Lucio.
Ho letto che la Federcalcio danese ha chiesto alla Fifa di comminare punizioni esemplari perchè il fatto non torni a ripetersi, che cioè non sia più permesso nei campi di calcio, anche a partita terminata, di dare spazio a manifestazioni religiose.
Ma la religione deve essere solo un fatto da relegare alla sfera privata?
La questione è complessa, e a quanto pare, come vedrete nella vignetta che allego, con Linus e Lucy protagonisti, noi, poveri mortali, non riusciamo a parlare di religione con animo sereno e troppe volte siamo prevenuti di fronte al fatto religioso.
Varrà la pena ragionarci su?!!!