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domenica 27 marzo 2011

Ingenui o semplici?

La semplicità viene dal cuore, l’ingenuità dalla mente. Un uomo semplice è quasi sempre un uomo buono; un uomo ingenuo può essere un farabutto. Perciò l’ingenuità è sempre naturale, mentre la semplicità può essere frutto dell’esercizio.
(René de Chateaubriand) 

Per ingenuità si possono compiere le fesserie più grandi.
"Prof, non pensavo che il mio compagno ci rimanesse male per quello scherzo"
"Prof, ma veramente ci saremmo dovuti comportare in modo diverso?!!!"

La sprovvedutezza e la dabbenaggine di un ingenuo non sono una virtù. Diverso è invece il discorso sulla semplicità, che è una conquista che nasce da una purificazione della mente e del cuore.
Quante volte Gesù ci invita a essere semplici! 
Vi ricordate la domanda che fa il dottore della Legge? "Chi è il mio prossimo?", gli chiede. Anche noi, come lui, vorremmo che Gesù facesse dei distinguo, tanto da liberarci dalla nostra incapacità a riconoscere come prossimo chi ci ha offeso ingiustamente, oppure chi ci fa del male, o lo straniero che ha un'altra religione, oppure chi è un delinquente. Gesù ribalta la domanda: "Chi pensi sia stato prossimo di colui che è incappato nei briganti?" e cancella i ghirigori della nostra mente.
"Siate semplici come colombe", non ingenui.   
 

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