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domenica 24 ottobre 2010

I martiri di Tibhirine

E' uscito anche in Italia il film "Uomini di Dio", che è diventato uno dei film più visti dai francesi (oltre due milioni e mezzo di spettatori).
Vi si racconta la vicenda dei sette monaci trappisti trovati decapitati nel monastero di Tibhirine, sulle montagne algerine dell’Atlante. Massacrati, nel maggio 1996, non si sa bene da chi. Forse dal Gia, il gruppo islamico armato che allora alimentava la guerra civile. Forse da un elicottero militare algerino, che avrebbe sparato scambiando i frati rapiti per guerriglieri (di conseguenza, decapitazione e sparizione dei corpi sarebbero state solo un macabro depistaggio). Il regista Xavier Beauvois non descrive il martirio, ma ci racconta le settimane precedenti, quelle in cui i sette monaci decidono di non abbandonare le attività che da anni svolgono in aiuto della popolazione musulmana, malgrado l’incalzare delle violenze e delle minacce. Non è un film sul fanatismo religioso, piuttosto il racconto di una scelta sofferta, difficile, motivata da ciascuno con un personale percorso di fede.
Il regista ci spiega che «il cuore del film è la forza morale di quei monaci, alcuni anziani e malati, che si trovarono di fronte al dilemma se partire o restare. In una situazione di tensione, tra esercito e fondamentalisti ai ferri corti, tra massacri e minacce, loro rimasero. Per testimoniare la parola di Dio, che in quel momento si fece sì per loro carne e sangue. In una società come quella di oggi, in cui nessuno vuol più rinunciare a nulla, l’idea del sacrificio è qualcosa che disturba».
Per due ore il film ci fa vivere dentro il piccolo monastero sperduto tra i monti dell’Algeria assieme ai frati benedettini che pregano e lavorano, fanno il miele e curano le ferite di chi bussa alla loro porta, anche se terrorista, in una quotidiana scelta di pace e tolleranza. Uomini che vivono la loro fede nella semplicità della vita di ogni giorno e che a quella fede si affidano, fino a perdere la vita.
Vi lascio il trailer del film.

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